GIAN MARIO CONTI
Il grande sonno. Nostalgia del ritorno
a cura di
Gina Ingrassia

La Galleria Strati d’Arte ospita nei suoi spazi un’anteprima dell’opera di Gian Mario Conti. L’evento, a cura di Gina Ingrassia, è un viaggio immersivo attraverso immagini, suoni e parole nella creatività dell’artista visivo, performer, musicista e compositore che per la prima volta espone nella Capitale, un incontro con il suo universo creativo in attesa della presentazione del nuovo grande progetto dal titolo Impollinazioni che prenderà il via, a partire dal prossimo 11 aprile, alla Galleria Studio Arti Floreali.
Il Grande Sonno. Nostalgia del Ritorno, questo il titolo dell’iniziativa, affronta un tema che ci porta a riflettere sulla realtà contemporanea e ci invita a prendere coscienza dello stato ipnotico in cui siamo immersi e di una società che ci rende (e vuole) malati e infelici, completamente scollati dalla nostra vera natura e dalla fonte di provenienza.
Viviamo gran parte della nostra esistenza, avvolti in un sonno della coscienza, ad uso e consumo di un capitalismo che per interessi economici e con il miraggio della ricchezza ha reso l’uomo schiavo, perso in una sorta di incantesimo perenne.
Gian Mario Conti parte dal presupposto che l’Arte e la Musica sono strumenti d’eccellenza per aiutare l’essere umano a riprendere contatto con l’autenticità e con la vita. L’artista con il suo lavoro invita a una presa di coscienza collettiva, restituendo loro un ruolo determinante all’interno della società, quello di indicare la strada della bellezza e della Verità.
Quella di Gian Mario Conti è un’arte simbolica che arriva direttamente al cuore delle cose attraverso l’uso degli archetipi in grado di parlare a ciascuno di noi non necessariamente sul piano mentale e razionale. E’ il caso del serpente, che spesso compare nel suo immaginario, in cui si addensano stratificazioni di significati che attingono alla tradizione occidentale e in questo caso anche orientale rappresentando la potenza dell’energia Kundalini che giace sopita in ciascuno di noi ma tuttavia è sempre vigile, pronta al grande risveglio.
Compaiono nelle sue iconografie altri temi ricorrenti ed evocativi, come i teschi, le mummie, le apparizioni spettrali, proiezioni di una riflessione che legge l’esistenza umana compartecipe di un eterno ciclo di morti e di rinascite cui spesso si cerca erroneamente (e inutilmente) di sfuggire.
L’artista ci suggerisce un’altra possibilità, una scelta alternativa: ciascuno di noi in qualunque momento può mutare la propria pelle, rinnovarsi e rinascere nuovo.
Gian Mario Conti, artista sinestetico, è solito lavorare su diversi piani e livelli, affiancando alle sue esposizioni tappeti sonori composti con diversi strumenti che oltre ad essere un tutt’uno con l’opera rappresentata visivamente lavorano in profondità creando vere e proprie esperienze interiori, autentici viaggi dentro se stessi.







Gian Mario Conti
Pittore, poeta, performer, arpista compositore e polistrumentista, nel suo percorso artistico sviluppa un’estetica che coniuga, in un unico filo conduttore, linguaggio pittorico, musicale e gestuale.
In Italia, a partire dagli anni Ottanta, numerose sono le sue mostre e i riconoscimenti ricevuti, tra cui la prestigiosa partecipazione alla mostra ‘I Mille di Sgarbi’.
Caratterizzano le sue opere gli introspettivi spazi bianchi, in cui si lascia spazio e libertà all’infinito e al silenzio. Un silenzio e una solitudine ‘abitate’, che ciascuno di noi per timore di ascoltare, riempie spesso con il superfluo.
Le sue opere sono dense di simbolismi in cui l’osservatore, come dinanzi a uno specchio, vi trasferisce le proprie paure ed emozioni.
Nei vari cicli pittorici vita e morte si uniscono a purificazione e rinascita, riportandoci da una società dell’Avere e del superfluo ad una società dell’Essere, che necessita di un nuovo e stretto contatto con la Natura e con il nostro vero sè.
In ambito concertistico, si esibisce sia come solista che in formazioni cameristiche e ensemble, in festival e rassegne di nuova musica, in Italia e all’estero.
Nell’ambito della sua carriera si è esibito in prestigiosi teatri tra cui il Teatro della Pergola e il Goldoni, collaborando con personalità dello spettacolo di fama internazionale.
E’ autore delle musiche originali della pièce Deve trattarsi di autentico amore per la vita, rielaborazione drammaturgica di Giulia Calligaro dei Diari di Etty Hillesum cui hanno dato la voce nel corso degli anni Maddalena Crippa, Federica Fracassi e Laura Marinoni con l’interpretazione della quale è andata in onda su Rai Radio3.
Di rilievo il suo lavoro in Brasile con Francesca Della Monica, una delle voci piu originali nel panorama della musica sperimentale italiana, con la quale si è esibito a San Paolo e a Belo Horizonte, in occasione dei 90 anni del Conservatorio, con Frammenti neuronali, a partire da Giacinto Scelsi, John Cage e Daniele Lombardi per arpa, flauto e armonica
